Non mi stupisce per nulla ciò che sta avvenendo nel mondo del circo! In generale non esiste in Italia un solo spettacolo che possa essere minimamente paragonato a uno spettacolo d’Oltralpe, ne paragonabile a spettacoli degli anni passati del tipo Cesare Togni, Medrano (con direzione Leonida), Amazzoni, sul ghiaccio più Mosca (direzione Walter Nones). 

Chi come me ha i capelli bianchi se li ricorda bene e può fare il confronto. Da anni i cosiddetti “circhi di prima categoria”, presentano programmini con rari numeri che possano essere giudicati se non eccezionali ma almeno gradevoli, con risultati alterni di pubblico a volte 50 o anche meno spettatori paganti, a volte bianca!

Per il resto si utilizzano “furbizie” di ogni tipo, dalle “stampelle orfeine” all’utilizzo di maschere dei cartoni animati infilate ai galuppi in sostituzione dei numeri classici. Ha dell’incredibile il pensiero della massima rappresentanza del mondo circense, ovvero il presidente dell’ENC, che continua imperterrito a incolpare gli animalisti e le istituzioni per le difficoltà (crisi) del circo, sino a negare che un’impresa quale è il circo, debba avere un utile imprenditoriale per poter investire e “stare in piedi”.

Viene da chiedersi, come mai quei pochi circhi contemporanei che presentano numeri di buon livello, senza la partecipazione di animali, stanno riscuotendo sempre più l’interesse del pubblico con costi di ingresso ben definiti, per intenderci nessun acquisto forzato di cuscini, bastoncini luminosi e foto ricordo.

E’ inutile piangersi addosso, il circo con la C maiuscola non c’è più, quello dei Cesare Togni, Walter Nones, Nando Orfei, Leonida Casartelli etc; La dimostrazione sta nella decisione degli eredi del Moira Orfei, nell’affittare l’insegna alla famiglia Montemagno, decisione presa da una impresa che ha fatto in passato una giusta battaglia contro questo tipo di operazione…

Dirà qualcuno… “anche in America ha chiuso il Ringling”, si ma l’America è l’America e in America il circo, come tutte le attività, è un’impresa… anziché “tirare avanti”, se non ci son utili, meglio chiudere.

Renato