Quale futuro per il circo? Prima di giudicare, guardiamo ciò che è stato fatto

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Dieci pagine per rispondere ad un articolo.

Me ne compiaccio: evidentemente CircusNews è riuscito a toccare un nervo scoperto.

Peccato che, dopo dieci pagine di audizioni parlamentari, piazzali, animali, scuole, sanità, università, leoni, Messico, Monte-Carlo e persino Cirque du Soleil, la domanda da cui tutto era partito rimanga sostanzialmente senza risposta.

Qual è la visione dell’Ente Nazionale Circhi per il futuro del circo italiano?

Non ho mai scritto che l’Ente non faccia nulla. Sarebbe una caricatura del mio articolo. Ho chiesto qualcosa di molto più semplice e, forse, molto più scomodo: oltre a difendere il presente, che idea ha del futuro?

La risposta sembra essere: abbiamo fatto molte cose.

Benissimo. Ma un curriculum non è un progetto.

E soprattutto, una rassegna delle battaglie combattute negli ultimi anni non spiega dove si voglia arrivare nei prossimi dieci.

La parte più rivelatrice, però, arriva alla fine. Dopo aver spiegato che l’Ente non può occuparsi di chi non aderisce, che non deve dettare linee artistiche e che non può essere responsabile dell’intero mondo del circo, arriva il consiglio rivolto al sottoscritto: fondati una tua associazione e prova a fare meglio.

È una risposta curiosa.

Se un giornalista fa una domanda a un’associazione di categoria, la replica non dovrebbe essere: “fai tu un’associazione”. Altrimenti, seguendo lo stesso principio, ogni giornalista che critica un ospedale dovrebbe aprire un ospedale, chi contesta un Comune dovrebbe fondare un Comune e chi scrive di calcio dovrebbe comprarsi una squadra.

È il vecchio, comodissimo trucco di spostare il problema: non rispondere alla domanda, delegittimare chi la pone.

E sia chiaro: nessuno pretende che l’Ente diventi il direttore artistico del circo italiano. Nessuno gli chiede di decidere quali spettacoli debbano andare in scena.

Gli si chiede però qualcosa di molto più elementare: avere una visione politica, culturale e strategica del settore che rappresenta.

Perché difendere continuamente ciò che c’è è importante.

Ma se il massimo orizzonte del futuro è continuare a difendere ciò che c’è, allora forse la domanda del mio articolo era ancora più necessaria di quanto pensassi.

E alla fine c’è un’ironia che non posso non sottolineare.

La risposta si intitola “Quale futuro per il circo?”

Dopo dieci pagine, però, sappiamo moltissimo di ciò che l’Ente ha fatto ieri.

Sul domani, continuiamo ad aspettare.

Davide Vedovelli


Risposta di Mirella Valeriu – a nome di Internazionale Circhi

Ho letto con attenzione l’articolo dedicato al futuro dell’Ente Nazionale Circhi. Le domande sono sempre legittime e il confronto può essere utile, ma proprio perché vengono poste questioni così importanti ritengo altrettanto importante conoscere fino in fondo il lavoro che è stato svolto, le battaglie affrontate e i risultati ottenuti nel corso degli anni.

Parto però da una distinzione fondamentale, perché a mio avviso una delle domande contenute nell’articolo è formulata in maniera troppo generica.

Quando si domanda “che cosa fa l’Ente Nazionale Circhi per il mondo del circo?”, sarebbe più corretto domandare:

“Che cosa fa l’Ente Nazionale Circhi per le imprese, le famiglie, gli artisti e le realtà che fanno parte dell’Ente e che scelgono di esserne rappresentati?”

La differenza è sostanziale.

L’Ente Nazionale Circhi è un’associazione di categoria, non un’autorità che governa qualsiasi persona nel mondo utilizzi un’arte circense.

Esistono artisti, compagnie, artisti di strada e professionisti che lavorano autonomamente, in Italia e all’estero, e che non fanno parte dell’Ente. Può esserci, per fare un esempio molto semplice, chi addestra dei cagnolini e presenta il proprio numero per strada, nei festival o in altre manifestazioni senza avere alcun rapporto con l’Ente Nazionale Circhi.

Come potrebbe l’Ente essere chiamato a rispondere della sua attività? Non può entrare nella vita professionale di quella persona, dirle quale spettacolo deve fare, quale numero deve presentare, come deve organizzarsi o quale direzione artistica deve seguire.

Non può rappresentare forzatamente chi non ha chiesto di essere rappresentato. E soprattutto non può invadere l’autonomia professionale di chi ha scelto liberamente di non farne parte.

Perciò, prima di attribuire all’Ente la responsabilità di tutto ciò che accade genericamente nel ‘mondo del circo’, bisognerebbe distinguere fra le realtà che fanno parte dell’Ente e quelle che invece hanno scelto un percorso completamente autonomo.

L’Ente può tutelare, rappresentare, assistere, intervenire presso le istituzioni e creare condizioni migliori per il settore. Ma non deve andare ‘a caccia’ di artisti per spiegare loro come devono lavorare.

Ogni direttore costruisce il proprio spettacolo secondo le proprie idee, la propria esperienza, gli investimenti che decide di sostenere e la risposta che riceve dal pubblico. Succede in qualsiasi altro settore economico: un’associazione di categoria può tutelare un’impresa, ma non decide al posto dell’imprenditore quale prodotto debba realizzare. Allo stesso modo, l’Ente Nazionale Circhi non può e non deve diventare il direttore artistico di tutti i circhi italiani.Pagina 2 

Quale futuro? Prima di tutto bisogna poter lavorare

Quando si domanda quale futuro immagini l’Ente per il circo, forse bisognerebbe partire da una necessità molto più elementare: avere un luogo dignitoso nel quale poter lavorare.

Chi vive nel circo conosce perfettamente questa frase:

“Finalmente siamo arrivati a casa.”

E magari viene pronunciata entrando in una città nella quale non si era mai messo piede prima. Perché la ‘casa’ del circo, durante una tournée, è il piazzale.

Ed è proprio sui piazzali che l’Ente porta avanti da anni una delle sue battaglie più importanti. Non riguarda soltanto i circhi. Riguarda tutto lo spettacolo viaggiante: circhi, giostre, luna park, attrazioni e attività itineranti.

La legge italiana esiste da decenni. La Legge 18 marzo 1968, n. 337, e in particolare l’articolo 9, disciplina le aree destinate alle installazioni dei circhi, delle attività dello spettacolo viaggiante e dei parchi di divertimento.

Eppure, a distanza di tanti anni, la piena applicazione di queste disposizioni continua a rappresentare un problema. Molti operatori sono ancora costretti a cercare terreni privati o aree poco adeguate, quando in altre realtà europee esistono spazi maggiormente organizzati e idonei ad accogliere attività che hanno bisogno di superfici, accessi, servizi e condizioni di sicurezza adeguate.

Prima quindi di chiedere a un circo quale progetto culturale abbia per i prossimi dieci anni, sarebbe forse opportuno domandarsi: dove potrà montare il proprio tendone la prossima settimana? Questa non è una questione marginale. È una delle condizioni indispensabili per la sopravvivenza stessa del settore.

Che cosa ha fatto concretamente l’Ente?

Molto più di quanto possa essere riassunto in poche righe. Chi desidera realmente conoscere nel dettaglio l’attività dell’Ente può seguirne nel tempo la pagina e le comunicazioni, verificando interventi, incontri, proposte e risultati.

Ma esistono anche atti istituzionali pubblici.

Il 4 dicembre 2018, per esempio, il Senato ascoltò rappresentanti dell’Ente Nazionale Circhi e dell’Accademia d’Arte Circense di Verona nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul Fondo Unico per lo Spettacolo; nella stessa seduta furono ascoltati anche i rappresentanti dell’Associazione Circo Contemporaneo Italia.

Il 14 novembre 2019, sempre al Senato, l’Ente Nazionale Circhi fu ascoltato insieme a LAV e FNOVI nell’ambito dell’Affare assegnato n. 348, relativo alla dismissione dell’utilizzo degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti e ai criteri di riparto del FUS. L’Ente depositò anche una propria memoria.

E ancora più recentemente, il 3 aprile 2025, il presidente dell’Ente Nazionale Circhi, avvocato Antonio Buccioni, è stato audito dalla Commissione Giustizia del Senato durante l’esame dei disegni di legge sui reati contro gli animali.

Questi sono atti parlamentari. Non opinioni.

Pertanto, quando si domanda quali rapporti abbia costruito l’Ente con le istituzioni e che cosa abbia concretamente portato davanti alla politica, forse sarebbe opportuno consultare prima la documentazione parlamentare.Pagina 3 

La scienza va rispettata. Anche quando dice qualcosa di scomodo

Un capitolo particolarmente importante riguarda il modo in cui alcuni lavori scientifici sono stati utilizzati nel dibattito sulla presenza degli animali nei circhi.

Il professor Ted Friend, studioso statunitense della Texas A&M University e autore di ricerche sul comportamento e sul benessere degli animali nei circhi, intervenne direttamente nel dibattito italiano contestando il modo in cui alcune sue ricerche erano state utilizzate.

La vicenda arrivò fino al Senato della Repubblica. Negli atti parlamentari del marzo 2018 viene riportato che, durante una conferenza tenuta al Senato il 9 marzo 2018, il professor Ted Friend e la dottoressa Marthe Kiley-Worthington denunciarono quello che, secondo loro, era stato un utilizzo manipolato e distorto dei loro studi per sostenere conclusioni contrarie a quelle raggiunte attraverso le loro ricerche.

Lo stesso materiale parlamentare richiama anche la contestazione di Friend nei confronti dell’utilizzo dei propri studi all’interno della review di Stephen Harris.

Questo risultato non è piovuto dal cielo. Alle spalle c’è stato un lavoro enorme, lungo e molto impegnativo di ricerca, verifica delle fonti, contatti con gli studiosi, analisi della documentazione e confronto tecnico.

A questo lavoro hanno contribuito persone provenienti dal mondo circense insieme a veterinari, ricercatori e professionisti, tra cui Valeria Valeriu, la professoressa Raffaella Cocco e il dottor Franco Di Cesare.

Contestare l’uso improprio di uno studio scientifico non significa essere contro la scienza. Significa esattamente il contrario: pretendere che la scienza venga utilizzata correttamente.

Se si cita uno scienziato per sostenere una modifica legislativa capace di incidere sul futuro di un intero settore, il minimo che si possa fare è leggere integralmente il suo lavoro e rispettarne le conclusioni.

Ricerca scientifica: non proprio “Topolino”

E proprio parlando di scienza, c’è un risultato che ritengo meriti particolare attenzione.

Una struttura italiana appartenente al mondo rappresentato dall’Ente Nazionale Circhi ha aperto concretamente i propri animali alla ricerca scientifica internazionale.

Il professor Ted Friend, della Texas A&M University, insieme a Giulia Corsini, Vincent Manero e alla professoressa Raffaella Cocco dell’Università di Sassari, ha condotto una ricerca sui leoni appartenenti alla struttura ‘La Favola Siamo Noi’, registrata a Valeria Afrodita Valeriu.

Lo studio, intitolato Diurnal Body Temperature and Rate of Passage of Loggers in Lions, è stato pubblicato nel 2020 sulla rivista scientifica internazionale peer-reviewed Animals, con DOI 10.3390/ani10081388, ed è indicizzato anche nella banca dati biomedica PubMed. La pubblicazione identifica espressamente gli animali studiati come appartenenti a ‘La Favola Siamo Noi’ e indica l’approvazione del protocollo da parte del comitato competente della Texas A&M University.

E c’è un dato ancora più significativo. Gli stessi autori spiegano che, prima di questa ricerca, non erano stati pubblicati al mondo dati capaci di documentare il ritmo diurno della temperatura corporea nei leoni africani.

Questo significa che una struttura italiana appartenente al mondo dell’Ente Nazionale Circhi ha contribuito concretamente alla produzione di dati scientifici originali mai pubblicati prima a livello mondiale su questo specifico parametro fisiologico del leone africano.

Permettetemi quindi una piccola battuta: non stiamo parlando di una ricerca pubblicata su Topolino.Pagina 4 

Stiamo parlando di una vera pubblicazione scientifica internazionale realizzata con ricercatori collegati alla Texas A&M University e all’Università di Sassari, sottoposta al normale processo scientifico e pubblicata su una rivista peer-reviewed.

E questo non è affatto un dettaglio. Non si può descrivere il circo tradizionale come un mondo chiuso alla scienza quando esistono strutture appartenenti a questo settore che hanno consentito a ricercatori universitari di lavorare direttamente sui propri animali e quando quei dati sono arrivati a produrre conoscenze scientifiche originali.

Questa, a mio avviso, è una delle dimostrazioni più concrete di ciò che significa evoluzione.

Perché sempre leoni, tigri, elefanti e animali?

Nell’articolo il riferimento a leoni, tigri, elefanti e, più in generale, agli animali ritorna più volte. Proprio per questo ritengo utile spiegare chiaramente perché esiste una battaglia così importante su questo tema.

Non è una fissazione dell’Ente Nazionale Circhi. È la conseguenza del fatto che proprio la presenza degli animali è, da anni, uno degli aspetti del circo tradizionale maggiormente messi in discussione attraverso campagne, proposte legislative e richieste di divieto.

Se qualcuno continua a chiedere di eliminare leoni, tigri, elefanti e altri animali dal circo, è piuttosto naturale che chi rappresenta le realtà che lavorano con quegli animali continui a occuparsi della loro permanenza, del loro benessere e della possibilità di proseguire legalmente questa tradizione.

Questa è la risposta alla domanda che attraversa più volte l’articolo: ‘Perché sempre gli animali?’. Perché è proprio sugli animali che da anni si concentra una delle battaglie più importanti per il futuro del circo tradizionale.

Ma c’è anche un altro elemento che non può essere ignorato: il pubblico.

Sui social è molto facile trovare video pubblicati da importanti circhi tradizionali nei quali si vedono file molto lunghe agli ingressi, tendoni pieni e una forte partecipazione del pubblico. Realtà come Circo Madagascar, Circo Africa e M. Orfei pubblicano immagini di grande affluenza.

Al contrario, non risultano altrettanto facilmente reperibili immagini analoghe, con file della stessa portata, riferite a spettacoli itineranti composti esclusivamente da numeri artistici.

Naturalmente un video pubblicato sui social non è una statistica scientifica. Ma è comunque un elemento visibile che merita di essere considerato quando si discute della risposta del pubblico e della sostenibilità economica di uno spettacolo.

Un circo vive del pubblico che acquista il biglietto. Senza pubblico non esistono incassi. Senza incassi non esiste un’impresa circense. Ed è quindi anche questa una risposta concreta a chi continua a domandare perché l’Ente concentri tanta attenzione sulla permanenza degli animali nel circo.

Il caso del Messico dovrebbe far riflettere

E proprio quando si parla della possibile eliminazione degli animali dai circhi, credo sia doveroso ricordare anche ciò che è accaduto in Messico.

Nel 2015 entrò in vigore il divieto nazionale relativo all’utilizzo degli animali selvatici negli spettacoli circensi.

Già prima della piena applicazione della normativa, il presidente dell’Unione nazionale degli imprenditori e artisti circensi messicani dichiarava che 70 circhi su circa 500 avevano chiuso e attribuiva la situazione a un Pagina 5 

calo dell’affluenza che, secondo il settore, arrivava fino all’80 per cento. Nello stesso periodo veniva denunciata anche l’incertezza sul futuro di migliaia di animali.

Naturalmente questi dati sull’affluenza provenivano dagli operatori circensi messicani e vanno presentati come tali.

Ma contemporaneamente si aprì un problema tutt’altro che secondario: che cosa fare degli animali che fino a quel momento vivevano nelle strutture circensi? Dove trasferirli? Chi avrebbe sostenuto economicamente il loro mantenimento? Quali strutture sarebbero state realmente in grado di accoglierli? Con quali garanzie di benessere nel lungo periodo?

Sono questioni che non possono essere liquidate con uno slogan. Eliminare gli animali dai circhi attraverso una norma non significa automaticamente aver risolto ogni questione relativa al loro benessere.

Significa anche assumersi la responsabilità di stabilire dove quegli animali vivranno, chi li manterrà, chi li seguirà dal punto di vista veterinario e comportamentale e quali condizioni verranno realmente garantite loro.

Ed è molto facile scrivere una norma. È molto più difficile gestire ciò che accade il giorno successivo.

Anche questo aiuta a comprendere perché l’Ente consideri la questione degli animali una battaglia fondamentale.

Tradizione non significa immobilità

Il circo tradizionale non è rimasto fermo nel tempo.

Si sono evoluti gli spettacoli, le attrezzature, le tecniche acrobatiche, le regie, la sicurezza, l’illuminazione, la musica, la preparazione atletica, la comunicazione, le modalità di gestione e anche l’attenzione dedicata al benessere degli animali.

Il mondo circense italiano è arrivato a collaborare con università, veterinari, ricercatori e professionisti. Ci sono strutture che hanno consentito vere ricerche scientifiche sui propri animali.

Questa è evoluzione.

Le nuove generazioni e l’Accademia d’Arte Circense di Verona

Quando si domanda che cosa venga fatto per i giovani artisti e per le nuove generazioni, non si può ignorare l’Accademia d’Arte Circense di Verona.

L’Accademia non è riservata esclusivamente ai figli delle famiglie circensi. È aperta anche a ragazzi provenienti dall’esterno del mondo circense che desiderano formarsi professionalmente nelle discipline del circo.

Dal suo percorso sono usciti artisti che hanno lavorato in importanti realtà italiane e internazionali e che hanno ottenuto riconoscimenti a Monte-Carlo, al Festival de Demain e in altre manifestazioni. Il palmarès dell’Accademia documenta, tra gli altri, Clown d’Oro, d’Argento e di Bronzo, premi internazionali e scritture con il Cirque du Soleil.

La tecnica si evolve. La preparazione si evolve. I numeri si evolvono. Le nuove generazioni vengono formate.

L’Ente mantiene rapporti con questo mondo della formazione, ma non può diventare responsabile della carriera personale di ogni giovane artista italiano, soprattutto quando quell’artista o quella compagnia non fanno parte dell’Ente.Pagina 6 

Ed è esattamente per questo che torno alla domanda iniziale: bisogna distinguere tra ciò che l’Ente fa per chi rappresenta e ciò che invece riguarda persone che hanno scelto liberamente un percorso indipendente.

Anche la scuola dei figli dei circensi conta

Esiste poi un problema molto concreto del quale chi guarda questo mondo soltanto dall’esterno può non rendersi conto: la scolarizzazione dei figli delle famiglie itineranti.

Un bambino appartenente a una famiglia circense può cambiare più istituti durante l’anno. Cambiano insegnanti. Cambiano compagni. Cambiano programmi. Cambiano metodologie.

Proprio per affrontare questa realtà è stata presentata alla Camera la proposta di legge A.C. 2436, che prevede il cosiddetto ‘libro dei saperi dello spettacolo viaggiante’ come strumento per certificare e garantire continuità al percorso scolastico degli studenti appartenenti a famiglie circensi e dello spettacolo viaggiante.

Il testo prevede che vengano registrate attività didattiche, competenze acquisite, eventuali difficoltà e bisogni educativi, affinché il percorso dello studente possa continuare nonostante la frequente mobilità territoriale.

Non sto dicendo che il problema sia già definitivamente risolto. Sto dicendo che anche su questo fronte esistono iniziative concrete.

Perché il futuro del circo non è soltanto ciò che avviene sotto il tendone. Sono anche i bambini che vivono in quelle famiglie.

E poi c’è la salute

Forse uno dei risultati più importanti e contemporaneamente meno conosciuti riguarda l’assistenza sanitaria.

Grazie al lavoro del dottor Giansisto Garavelli, medico dell’ASST di Pavia conosciuto nel mondo circense anche come il ‘Dottor Circo’, è stata costruita negli anni una rete sanitaria pensata per rispondere alle particolari esigenze delle persone che vivono e lavorano nello spettacolo viaggiante.

La Fondazione Migrantes documentava nel 2020 che l’iniziativa di Garavelli aveva coinvolto la Direzione dell’ASST di Pavia e aveva portato alla proposta di una convenzione sanitaria tra l’Ente Nazionale Circhi e l’ASST di Pavia. Il servizio seguiva le normali modalità del sistema sanitario, comprese prenotazione CUP e ticket; nello stesso articolo si parlava di circa 90 circensi che beneficiavano dell’assistenza.

E ricordiamoci una cosa semplicissima: un artista, che sia un acrobata, un trapezista, un domatore, un giocoliere o qualsiasi altro professionista, prima di tutto è una persona. E come per tutti, la prima cosa più importante è la salute.

Chiunque abbia provato a prenotare una risonanza magnetica o una visita specialistica conosce le difficoltà che possono esistere. Per una persona che vive stabilmente nella stessa città è già complicato. Immaginiamo cosa significhi per un artista che, quando arriva il momento di una visita o di un approfondimento, potrebbe trovarsi a centinaia di chilometri di distanza perché il circo ha cambiato piazza.

Avere un punto di riferimento sanitario stabile, capace di orientare queste persone all’interno del sistema, rappresenta quindi un risultato importantissimo.

Per questo rivolgo un grande ringraziamento al dottor Giansisto Garavelli, che da anni dedica professionalità, tempo e attenzione alla salute delle persone del mondo circense.

Anche questo è futuro. Anche questo è tutela.Pagina 7 

Circo tradizionale e cosiddetto “circo contemporaneo”

L’Ente non è contro chi desidera realizzare spettacoli nei quali acrobatica, contorsionismo, equilibrismo, giocoleria e discipline aeree vengono inseriti in una forma prevalentemente teatrale o contemporanea.

Ognuno deve essere libero di proporre lo spettacolo che ritiene migliore.

Quelle stesse discipline vengono utilizzate nei teatri, nei musical, in televisione, nei varietà, nei locali e anche nei night club.

Una contorsionista, un trapezista, un equilibrista o un giocoliere possono essere inseriti in moltissime forme diverse di spettacolo. Un numero acrobatico, da solo, non definisce automaticamente l’intera identità storica del circo.

Per chi appartiene alla tradizione circense, il circo classico è storicamente costruito attraverso l’incontro fra artisti, pista, famiglie circensi e animali.

Si può discutere di questa definizione. Si può proporre un’altra forma di spettacolo. Ma non si può pretendere che sia l’Ente a imporre una sola concezione artistica a tutti.

L’Ente non è contrario al cosiddetto circo contemporaneo. Chiede semplicemente che la stessa libertà venga garantita a chi desidera continuare il circo tradizionale.

Perché la libertà artistica non può valere soltanto quando produce il modello che piace a qualcuno.

Il Festival di Monte-Carlo e il valore della tradizione

Quando si parla di evoluzione del circo non si può ignorare il Festival Internazionale del Circo di Monte-Carlo, uno dei massimi appuntamenti internazionali del settore.

Nel suo palmarès convivono acrobati, clown, artisti equestri e differenti discipline circensi.

Anche gli artisti formati dall’Accademia italiana hanno conquistato negli anni riconoscimenti importanti nel Principato di Monaco, compresi Clown d’Oro, d’Argento e di Bronzo.

Questo, permettetemi di dirlo, la dice lunga. La tradizione e l’innovazione non devono necessariamente essere considerate nemiche.

Il Cirque du Soleil non è il metro universale con cui misurare il circo

Mi permetto anche una piccola osservazione, con un pizzico di ironia.

L’Ente Nazionale Circhi non è il fondatore né del circo con animali né del circo senza animali. E forse non è necessario trasformare il Cirque du Soleil o il suo fondatore in un parametro universale con il quale giudicare tutto il resto del mondo circense.

Il cofondatore del Cirque du Soleil, Guy Laliberté, nel novembre 2019 fu posto in custodia e poi incriminato in Polinesia francese in relazione alla detenzione e coltivazione di cannabis sul proprio atollo privato; la sua società precisò all’epoca che non gli veniva contestato traffico di stupefacenti.

Questo naturalmente non cancella minimamente il valore artistico del Cirque du Soleil. Ed è proprio questo il punto.

Le vicende personali di un imprenditore non definiscono il valore di un’intera forma di spettacolo, così come il successo del Cirque du Soleil non obbliga tutto il mondo circense a copiarne il modello.Pagina 8 

Meglio discutere delle idee, dei risultati e della qualità degli spettacoli senza trasformare nessuno in un modello universale.

I rapporti con artisti, compagnie, festival e direttori artistici

Anche questa domanda merita una precisazione.

L’Ente mantiene rapporti con artisti, festival, direttori artistici e altre realtà del settore, naturalmente soprattutto con coloro che fanno parte dell’Ente o che scelgono di collaborare con esso.

Molte compagnie nate dall’arte di strada o da altre esperienze artistiche non fanno parte dell’Ente. È una loro scelta.

L’Ente non può entrare nella loro attività e spiegare loro come devono lavorare. Non può farlo in Italia e certamente non può farlo nei confronti di artisti che lavorano all’estero.

La funzione dell’associazione è rappresentare e tutelare. Non comandare.

E i risultati?

Sono talmente numerosi che pretendere di elencarli tutti in una sola risposta sarebbe quasi impossibile.

Ci sono risultati sul piano istituzionale. Ci sono audizioni parlamentari. Ci sono interventi relativi alle aree. Ci sono attività sul benessere animale. Ci sono iniziative sulla formazione. Ci sono proposte sulla scuola. C’è una rete sanitaria. Ci sono rapporti con università, veterinari e ricercatori.

C’è una struttura italiana appartenente a questo mondo che ha partecipato a una ricerca scientifica internazionale producendo dati originali sui leoni africani mai pubblicati prima su quello specifico parametro.

E poi c’è un risultato evidente: il circo italiano continua a esistere.

In un periodo storico nel quale hanno chiuso fabbriche, negozi e attività economiche di ogni genere, molte imprese circensi continuano a viaggiare, investire, occupare lavoratori, sostenere costi enormi e mettere in scena spettacoli.

Un circo non può andare avanti senza pubblico. Se gli spettatori non acquistano i biglietti, non entrano soldi. E se non entrano soldi, l’impresa chiude.

Poi, naturalmente, ci sono spettacoli che funzionano molto bene e altri meno. Esattamente come esistono ristoranti pieni e ristoranti vuoti, aziende che crescono e aziende che falliscono.

I risultati dipendono dalla qualità, dalle idee del direttore, dagli investimenti, dalla comunicazione e dalla capacità di incontrare il gusto del pubblico. Non dall’associazione di categoria alla quale eventualmente si aderisce.

Tutelare le famiglie non significa comandarle

Le famiglie circensi che scelgono di aderire all’Ente vengono rappresentate e tutelate. Ma tutela non significa controllo.

La tradizione circense stessa è cambiata continuamente nel corso delle generazioni. Ogni epoca ha introdotto nuovi artisti, nuove attrezzature, nuove tecnologie, nuove modalità di presentazione e nuove sensibilità.

L’Ente deve proteggere la possibilità di esistere, lavorare e scegliere. Non uniformare tutti gli spettacoli.Pagina 9 

Un possibile progetto per il futuro

Se vogliamo parlare anche di qualcosa che potrebbe essere ulteriormente sviluppato, una proposta sarebbe quella di arrivare, attraverso un adeguato riconoscimento istituzionale, alla creazione di una commissione composta da veri professionisti del settore, capace di visionare gli spettacoli e valutarne standard professionali, sicurezza, qualità artistica e organizzazione.

Ma un potere di questo tipo non può essere inventato autonomamente dall’Ente. Dovrebbe essere attribuito e regolato dalle istituzioni competenti, attraverso criteri trasparenti e professionisti realmente qualificati.

Quella potrebbe essere una discussione seria e concreta sul futuro.

Prima di chiedere “che cosa avete fatto?”, guardiamo ciò che è stato fatto

Criticare è legittimo. Fare domande è legittimo. Ma alle domande dovrebbe seguire anche la ricerca delle risposte.

Ci sono atti parlamentari. Ci sono audizioni al Senato. Ci sono memorie depositate. Ci sono battaglie sulle aree destinate allo spettacolo viaggiante.

C’è stato un enorme lavoro di verifica della documentazione scientifica utilizzata nel dibattito sugli animali, arrivato fino al punto che gli stessi autori di alcuni studi hanno contestato pubblicamente il modo in cui i loro lavori erano stati utilizzati.

C’è una vera pubblicazione scientifica internazionale condotta anche su animali appartenenti a una realtà italiana dell’Ente, che ha fornito dati originali sul ritmo diurno della temperatura corporea nei leoni africani.

C’è un’Accademia che forma nuove generazioni di artisti e i cui allievi hanno ottenuto riconoscimenti internazionali.

C’è una proposta parlamentare per migliorare la continuità scolastica dei figli delle famiglie itineranti.

C’è una rete sanitaria sviluppata con l’ASST di Pavia per rispondere alle particolari esigenze della gente dello spettacolo viaggiante.

Ci sono rapporti con veterinari, ricercatori e professionisti.

Ci sono famiglie che, generazione dopo generazione, continuano ogni giorno a montare un tendone, aprire le porte e vivere esclusivamente se qualcuno decide liberamente di acquistare un biglietto ed entrare.

Tutto questo non significa che il circo non abbia problemi. Non significa che l’Ente sia perfetto. Non significa che non si debba continuare a migliorare.

Significa però che ritengo profondamente ingiusto descrivere questo mondo come immobile o incapace di pensare al proprio futuro senza prima conoscere quanto lavoro, quante battaglie e quanta evoluzione ci siano già stati.

Il futuro del circo non deve essere imposto dall’alto. Deve essere costruito garantendo alle imprese la possibilità di lavorare, agli artisti la libertà di creare, ai bambini il diritto allo studio, alle famiglie assistenza, agli artisti tutela sanitaria, agli animali standard seri di benessere, allo spettacolo viaggiante piazzali dignitosi e al pubblico la libertà di decidere quale spettacolo desidera vedere.

E alla fine, come in qualsiasi forma di spettacolo, sarà sempre il pubblico a dare il giudizio più concreto: entrare oppure non entrare sotto quel tendone.Pagina 10 

E permettetemi, infine, un suggerimento

Considerato l’interesse così marcato manifestato dall’autore nei confronti dell’organizzazione, dell’evoluzione, della formazione, della rappresentanza istituzionale, della tutela degli artisti, delle famiglie, dei giovani, degli animali e più in generale del futuro dell’intero comparto circense, mi permetto infine un suggerimento.

Forse, anziché limitarsi a domandare continuamente che cosa dovrebbe fare l’Ente Nazionale Circhi, potrebbe essere interessante fondare una propria associazione, costruire una propria struttura rappresentativa e assumersi direttamente la responsabilità di affrontare tutti questi problemi.

Glielo auguro sinceramente.

E gli auguro anche di riuscire a fare più di quanto l’Ente abbia fatto in tanti anni di battaglie istituzionali, rapporti con Ministeri e Parlamento, interventi sulla scuola, formazione, sanità, ricerca, tutela delle famiglie, rapporti con artisti e professionisti e difesa dell’intero settore dello spettacolo viaggiante.

Sarebbe certamente un risultato magnifico.

Perché formulare domande e indicare dall’esterno ciò che gli altri dovrebbero fare è perfettamente legittimo.

Costruire invece una struttura capace di rappresentare concretamente un settore, affrontarne quotidianamente i problemi, sedersi ai tavoli istituzionali, studiare le normative, confrontarsi con Ministeri, medici, veterinari, università, ricercatori, famiglie e imprese e riuscire anche a ottenere risultati è, forse, un esercizio leggermente più complesso.

Una precisazione finale, anche personale

Questa risposta nasce anche da una precisazione che ritengo doveroso fare.

Ho personalmente parlato con il Presidente dell’Ente, che non ritiene opportuno impiegare il proprio tempo istituzionale per replicare direttamente ad articoli che, a suo giudizio, non raggiungono il livello di approfondimento necessario per affrontare seriamente questioni tanto complesse.

L’Ente preferisce utilizzare il proprio tempo – che è prezioso – per continuare a occuparsi dei problemi reali del settore, dei rapporti istituzionali, delle normative, delle famiglie, degli artisti e delle questioni concrete che quotidianamente richiedono attenzione.

Per questo ho deciso di rispondere personalmente.

Sono Mirella Valeriu e intervengo a nome di Internazionale Circhi, approfittando del poco tempo che anch’io ho avuto a disposizione per ricostruire in queste pagine soltanto una parte di quanto è stato fatto nel corso degli anni.

E forse proprio questo è il punto conclusivo più importante.

Prima di domandarsi continuamente ‘che cosa ha fatto l’Ente?’, sarebbe opportuno dedicare almeno altrettanto tempo a verificare ciò che l’Ente ha realmente fatto e, soprattutto, per chi è effettivamente chiamato a operare e a essere responsabile.

Perché tra formulare domande e assumersi quotidianamente la responsabilità di trovare soluzioni passa, molto spesso, esattamente la distanza che separa una polemica da un lavoro concreto.

Mirella Valeriu a nome di Internazionale CirchiPagina 11 

Fonti principali citate

Senato – audizione 4 dicembre 2018: https://www.senato.it/legislature/18/leggi-e-documenti/attivita-non-legislative/procedure?documentoId=40496

Senato – Affare assegnato n. 348, audizione 14 novembre 2019: https://www.senato.it/Leg18//3660?procedura_commissione=184

Senato – Commissione Giustizia, audizione 3 aprile 2025: https://www.senato.it/commissioni-e-giunte/commissioni-permanenti/2a-commissione-permanente/audizioni-e-documenti-acquisiti?page=12

Senato – atti su Ted Friend e Marthe Kiley-Worthington: https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1066733.pdf

PubMed – Diurnal Body Temperature and Rate of Passage of Loggers in Lions: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32796500/

MDPI – studio sui leoni: https://www.mdpi.com/794354

La Jornada – Messico, chiusure e calo affluenza dichiarato dal settore: https://www.jornada.com.mx/2015/03/06/estados/035n1est

Accademia d’Arte Circense – palmarès: https://www.accademiadartecircense.it/il-palmares/

Camera dei Deputati – proposta A.C. 2436, libro dei saperi: https://documenti.camera.it/leg19/pdl/pdf/leg.19.pdl.camera.2436.19PDL0146300.pdf

Fondazione Migrantes – rete sanitaria e Giansisto Garavelli: https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2020/09/Migranti-Press-03-marzo-2020.pdf

Le Parisien – Guy Laliberté, novembre 2019: https://www.leparisien.fr/faits-divers/le-fondateur-du-cirque-du-soleil-guy-laliberte-en-garde-a-vue-pour-culture-de-cannabis-13-11-2019-8192097.php