Il baricentro del circo internazionale si sta allargando. Non più soltanto le grandi capitali europee, i festival storici dell’Occidente o le piste più celebrate della tradizione novecentesca: oggi una parte sempre più significativa del dialogo circense mondiale passa anche dall’Asia centrale. E in questo nuovo scenario, il Kazakistan sta assumendo un ruolo sempre più evidente.

A confermarlo è la quarta edizione dell’Almaty Circus Festival, appuntamento che in pochi anni è riuscito a imporsi come una delle manifestazioni emergenti più osservate del panorama internazionale. Non si tratta soltanto di un festival: Almaty sta diventando un punto d’incontro tra tradizioni diverse, una piattaforma capace di collegare Oriente e Occidente, scuole acrobatiche storiche e nuove forme di spettacolo, identità nazionale e vocazione internazionale.

È in questo contesto che si inserisce la presenza di Fabio Montico, Presidente dell’Associazione Culturale Giulio Montico e Direttore Generale dell’International Circus Festival of Italy, volato in Kazakistan dopo un intenso percorso internazionale che negli ultimi mesi ha toccato Ungheria, Mongolia, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e Colombia. Un viaggio che non ha soltanto il valore della rappresentanza, ma rientra in una precisa strategia culturale: consolidare relazioni, osservare nuove tendenze artistiche, intercettare numeri capaci di raccontare le diverse anime del circo contemporaneo e, allo stesso tempo, promuovere il Festival di Latina nel mondo.

Il Kazakh State Circus, che ospita e produce il Festival di Almaty, rappresenta una delle istituzioni circensi più importanti del Paese. La sua sede, ad Almaty, città più popolosa del Kazakistan e capitale fino al 1997, è da decenni un simbolo della tradizione circense kazaka. Una tradizione che non viene conservata come semplice memoria, ma rilanciata attraverso un dialogo costante con l’innovazione e con le principali realtà internazionali.
La forza dell’Almaty Circus Festival sta proprio in questa doppia anima. Da un lato la volontà di preservare l’identità culturale kazaka, dall’altro l’ambizione di fare del Paese una destinazione sempre più riconoscibile per artisti, direttori, operatori e appassionati provenienti da tutto il mondo. Il cast dell’edizione 2026 racconta perfettamente questa vocazione: artisti provenienti da Vietnam, Turchia, Svizzera, Ucraina, Ungheria, Bielorussia, Francia, Cina, Uzbekistan, Tagikistan, Russia, Mongolia, Africa e Kazakistan, con una significativa presenza italiana rappresentata da Vioris Zoppis.
Ad Almaty, Fabio Montico siede nella Giuria Tecnica Internazionale accanto ad alcune delle figure più rappresentative del circo mondiale. Una presenza che rafforza il legame tra il Festival di Latina e le nuove geografie del circo globale, confermando come l’Italia continui a esercitare un ruolo riconosciuto nel dialogo tra le grandi culture dello spettacolo.

Particolarmente significativa è la lettura che lo stesso Montico ha dato del Festival di Almaty, definendolo una straordinaria opportunità per rinsaldare ponti tra Oriente e Occidente, mettendo al centro dello spettacolo circense la bellezza, il gesto atletico, la multiculturalità e la pace. Parole che descrivono bene il senso più profondo di questi incontri internazionali: il circo, prima ancora di essere competizione o mercato, resta un linguaggio universale, capace di attraversare confini geografici, culturali e politici.
Il rapporto tra Latina e Almaty non nasce oggi. Nel 2025 Maksat Zhaikov, Direttore del Kazakh State Circus e figura centrale nella promozione della tradizione circense kazaka, aveva già partecipato alla 26ª edizione dell’International Circus Festival of Italy come membro della Giuria Tecnica Internazionale. Oggi, con la presenza di Fabio Montico in Kazakistan, quel ponte si rafforza e assume una forma più concreta: non un semplice scambio istituzionale, ma un percorso di collaborazione tra due realtà che condividono la stessa idea di circo come arte, cultura e incontro tra popoli.
In questo senso, il Kazakistan non appare più come una destinazione lontana o periferica, ma come una nuova porta d’accesso al futuro del circo internazionale. Una porta che guarda all’Europa, ma anche all’Asia, alle tradizioni equestri e acrobatiche dell’Est, alle grandi scuole circensi post-sovietiche e alle nuove generazioni di artisti che stanno ridefinendo il linguaggio della pista.
Per l’International Circus Festival of Italy, che si prepara alla sua 27ª edizione in programma a Latina dal 15 al 19 ottobre 2026, il viaggio ad Almaty conferma una visione ormai chiara: un grande festival non può limitarsi ad accogliere il mondo sotto il proprio chapiteau, ma deve anche attraversarlo, conoscerlo, ascoltarlo e costruire relazioni durature.
La nuova porta del circo europeo, oggi, si apre anche da qui: da Almaty, dal Kazakistan, da una pista che unisce tradizione e futuro, Oriente e Occidente, identità nazionale e vocazione globale.











