Monte-Carlo 2026: il grande circo mondiale torna in pista

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Dal 16 al 25 gennaio, il Festival Internazionale del Circo di Monte-Carlo presenta un cast che racconta tradizione, rischio e nuove frontiere dello spettacolo dal vivo

Dal 16 al 25 gennaio 2026, il Principato di Monaco tornerà a essere la capitale mondiale del circo con la 48ª edizione del Festival Internazionale del Circo di Monte-Carlo, appuntamento che da oltre mezzo secolo rappresenta un punto di riferimento assoluto per artisti, direttori, operatori e appassionati.

Sotto il celebre chapiteau di Fontvieille, il Festival conferma ancora una volta la propria identità: un grande affresco del circo internazionale, capace di mettere in dialogo la tradizione più spettacolare con numeri di forte contemporaneità, record tecnici e nuove generazioni di artisti.

Il mano a mano e l’acrobazia: forza, fiducia, precisione

Ad aprire idealmente il programma sono Alex et Liza, coppia ucraina di mano a mano proveniente dal mondo dell’acrogym. Di statura equivalente, sorprendono per la dinamicità delle prese e per equilibri estremi mantenuti con una sola mano, in un dialogo fisico basato su fiducia assoluta e controllo millimetrico.

Dall’Austria arriva invece Stefan Dvorak, giovanissimo specialista di rolla rolla autodidatta, capace di spingere la disciplina fino all’impilamento di dieci tavole, costruendo una progressione tecnica che gioca costantemente sul limite dell’impossibile.

Sempre sul rolla rolla, ma in chiave collettiva e fortemente spettacolare, si esibisce la troupe tanzaniana Hakuna Matata: quattro acrobati che fondono energia africana e acrobazia contemporanea, con piramidi a tripla altezza, doppi rolla rolla e un finale che utilizza scale posizionate alle estremità della tavola.

Animali, natura e relazione uomo-animale

Uno dei numeri più poetici dell’edizione 2026 è quello del lettone Andrejs Fjodorov, che torna a Monte-Carlo con il suo celebre addestramento di piccioni, affiancato da due cani husky e da un gallo. Un numero che rivendica una relazione fondata sulla collaborazione più che sul comando, culminando in un suggestivo finale con una nuvola di uccelli che invade la pista.

La Mongolia, grande protagonista storica del Festival, è rappresentata dalla Troupe Lodoi, quindici contorsioniste capaci di unire tradizione secolare e invenzione scenica, con piramidi mai presentate prima e sorprendenti esercizi di tiro con l’arco eseguiti utilizzando le gambe.

Ancora Mongolia con la Grande Troupe Erdene, formazione di diciannove artisti specializzati nei salti alla bascula, disciplina in cui il Paese asiatico eccelle da anni: proiezioni simultanee, quarte e quinte altezze, fino a un quadruplo salto che richiede precisione assoluta in fase di atterraggio.

Il rischio come linguaggio spettacolare

Il Festival di Monte-Carlo resta anche il luogo dove il rischio diventa linguaggio scenico. Ne è esempio estremo Lucky Hell, artista australiana che combina cinghie aeree e mangia spade, arrivando a eseguire la spaccata mentre ingoia una lama e concludendo al buio con una spada luminosa.

Il tema del pericolo è centrale anche per Navas et Celedon, che presentano una doppia ruota della morte montata in parallelo, con artisti che evoluiscono sia all’interno sia all’esterno delle ruote, fino al tentativo di un doppio salto mortale all’indietro.

Comicità, eleganza e memoria del circo

Il clown italiano Davide Vassallo, erede di una dinastia clownesca, porta in pista una comicità raffinata, costruita sull’interazione con il pubblico senza mai ricorrere alla derisione, unendo mimo, acrobazia sulla corda molle e tempi teatrali di grande precisione.

Alla tradizione musicale e trasformista appartiene Martyn Chabry, artista completa capace di passare con naturalezza da sassofono e percussioni al quick-change, fino a suonare uno xilofono con i tasti nascosti, in uno spettacolo iperdinamico.

Il Tony Alexis Trio, voluto espressamente dalla Principessa Stéphanie, riporta a Monte-Carlo il clown tradizionale: ingresso musicale, gag classiche, strumenti a fiato e una comicità pensata anche – e soprattutto – per il pubblico più giovane.

Record, tecnologia e nuove frontiere

Tra i nomi più attesi figura la Troupe Juan Cebolla Gasca, dinastia del trapezio volante che continua a riscrivere la storia della disciplina: doppia linea, sincronismi estremi e, soprattutto, i celebri quadrupli di Juan Cebolla, con conteggio aggiornato replica dopo replica.

Il circo guarda anche al futuro con Daniel Simu, artista olandese che porta in pista un inedito numero di mano a mano con un robot, trasformando la tecnologia in partner scenico e interrogandosi sul concetto stesso di presenza e relazione.

Sempre in chiave contemporanea, debutta a Monte-Carlo il BMX Free Style, disciplina olimpica adattata al circo da Juan Carlos Ordonez e dalla sua troupe: rampe, piattaforme, salti mortali e un finale sincronizzato che fonde sport urbano e spettacolo circense.

Il cavallo, simbolo eterno della pista

Il cavallo resta centrale nella visione del Festival. Angelina Richter, appena ventenne, affronta “La Poste”, uno degli esercizi equestri più difficili della storia, facendo passare fino a venti cavalli mentre è in piedi su due di essi.

Il padre Florian Richter, pluripremiato a Monte-Carlo, presenta invece una cavalleria in libertà che alterna cavalli arabi bianchi e frisoni neri in una coreografia di grande impatto visivo, culminando in un tableau finale di rara eleganza.

La nuova generazione: il futuro è già qui

Accanto al Festival principale, il 13° Festival New Generation mette in luce il futuro del circo. L’italiana Soery Dell’Acqua, appena 17 anni, unisce equilibrio su canne e contorsione, già forte di un importante palmarès.

Il cileno Duo Peperoni, trapezisti comici di 11 e 15 anni, dimostra che comicità e tecnica possono convivere anche in giovanissima età.

Chiude la selezione la Troupe cinese di Suining, con la spettacolare pagoda di ciotole: tre giovanissime acrobate che costruiscono equilibri complessi, scale comprese, mantenendo pile di ciotole sulla testa.

Monte-Carlo, ancora una volta specchio del circo mondiale

Con un cast così articolato, Monte-Carlo 2026 si conferma non solo come vetrina dell’eccellenza tecnica, ma come specchio dello stato attuale del circo internazionale, dove convivono tradizione, ricerca, rischio, tecnologia e nuove generazioni.

Dal 16 al 25 gennaio, la pista di Fontvieille tornerà a raccontare – attraverso artisti provenienti da ogni parte del mondo – perché il circo, oggi più che mai, resta un’arte viva.