Domenica 19 Maggio presso l’Hotel Palazzo del Capo in Cittadella del Capo (Cosenza) si terrà la manifestazione “La Magia del Circo” organizzata dalla Pro Loco del Comune di Bonifati (CS) in collaborazione con il sito web www.circusnews.it e che prevede due appuntamenti nella stessa serata. 

Alle ore 20.30 è prevista la proiezione del docufilm “Il più antico spettacolo del mondo” sulla vita del circo realizzato dal regista Renato Pagliuso mentre alle ore 21.15 ci sarà uno spettacolo con gli artisti del Circo Storico della famiglia Truzzi. 

L’ingresso è libero e tutti sono invitati a partecipare.

 

 

Il più  antico spettacolo del mondo, titolo simile  al famoso film di Cecil B. DeMille del 1952  -“Il più grande spettacolo del mondo”  kolossal hollywoodiano  dalla durata di due ore e mezza – Ma il regista Renato Pagliuso ha preferito riempire in poco più di mezz’ora  uno spettacolo emozionante e genuino, rispecchiamento di un sentimento inesplorato di uomini e donne vere alla presa col mondo del circo.      

Questa volontà di raccontare pregi e speranze di un circo girovagante per le nostre contrade , vissuto direttamente dai protagonisti con un’intensità da favola, ci stupisce e ci fa impattare con una realtà spiazzante.  E,  ci pone delle serie questioni sui nostri pregiudizi nei confronti di un mondo spesso  -e  a  torto- considerato un residuo di un passato mai più rivivibile.  Ed ecco emergere uno spaccato vero e senza orpelli di sorta, una narrazione spontanea della grama vita degli artisti che pur vantando una lunghissima esperienza lottano contro una quotidianità  fatta di burocrazie,  retaggi di un mestiere precario, discriminazioni,  pregiudizi.

“Il più  antico spettacolo del mondo” è un efficace esempio di  equilibrio riuscito tra docu-fiction e road movie,  pur nell’incerta  determinazione di quale sia la “forma dominante”.

È la famiglia Truzzi del circo storico che va in scena parlando fuori dalla scena. Raccontandosi, i circensi hanno subito posto alcuni accenti su cosa significa nel 2012 (il lavoro è stato girato l’estate di quell’anno) fare arte d’intrattenimento con un pubblico di bambini e di adulti.

I momenti che accompagnano la breve narrazione del vecchio professore, interpretato
 magistralmente dall’attore  Fabrizio Rendina, alla presa con la perdita della propria ( e nostra )  memoria fanno da contraltare all’ ap- passionata  perorazione da parte dei veri protagonisti, la famiglia circense costituita da marito e moglie e i suoi aiutanti (tra cui un fachiro). Ecco che la nostra attenzione viene catturata dal volto della  sorella maggiore ex trapezista  – Abramina  –  al centro di un vero e  INTENSO  racconto della propria vita, dell’amore per l’arte circense e dei tragici eventi che costel-lano la vita e possono spezzare l’antica passione.

Ma c’è un fondo ottimistico di speranza e di fierezza di aver fatto la scelta giusta: ecco che il mantra ripetuto  è “rifarei tutto quel che è stato fatto”, parole dette dall’unica calabrese che ha fatto la scelta di sposare un artista del circo.

La magia dello spettacolo inizia con le risate del clown poi gli animali (cavalli e il grande pitone:  il circense Truzzi  difende l’uso degli animali    nel circo parlando di cura e rispetto per le sue attrazioni). Si prosegue e    gli occhi dei bambini sono la cartina di tornasole della vivacità dello spettacolo più grande del mondo.

Sull’ autore regista e sceneggiatore,  già molto apprezzato per il suo Terranovesi brava gente e per Liquirizia le tue radici (rispettivamente dl 2010 e 2011)  avevamo potuto percepire la capacità d’intuizione visiva e narrativa offertaci dai suoi vari lavori.  Ora in questa seconda prova nello specifico filmico del docu-fiction  (già aveva dato co-firmato la regia in Bande si… ma musicali, 2009)  Pagliuso regge benissimo i vari passaggi tra documento e finzione cinematografica, seguendo un impalcaturaben costruita sull’alternanza tra l’attore interprete del vecchio professore e i racconti in prima persona del sig. Truzzi e degli altri protagonisti.

Non mancano,  a mio personale giudizio,  momenti di ricreazione di una poesia visiva rafforzata dalle ottime musiche di Guda Mollo e dalla ricerca di un montaggio coerentemente orchestrato da Tonio Carnevale.            Cito il momento delle scene del “ricordo” tripartito visivamente del mondo della memoria circense e la realtà colorata d’oggi, l’intenso primo piano della signora Abramina e la malinconia stemperata degli inizi e della fine degli spettacoli.

Pierpaolo Cetera