LIVORNO. E morto ieri, nella Casa di cura Villa Tirrena, il pittore labronico Sergio Raugi, meglio conosciuto come il “pittore del circo”, per una passione sincera, maturata nel periodo trascorso nel mondo pittoresco dei grandi circhi del dopo guerra, espressa attraverso moltissimi dei suoi dipinti, al centro dei quali veniva posto assai spesso la figura del clown. Aveva 77 anni e quando un ictus lo aveva colpito, si trovava al culmine di un’estate di grande impegno pittorico, durante la quale aveva dipinto molto e intensamente, forse presago della fine vicina.

Autodidatta, aveva dipintole sue prime tele nel 1954, cogliendo il suo primo successo nel  premio nazionale Marina di Ravenna, affermandosi subito dopo in una “collettiva” allestita nella Galleria D’Urso a Roma. Una mostra, e come poteva essere diversamente, fu allestita al centro del Circo Orfei. Poi le sue opere furono esposte un po’ dappertutto, in Italia e in Europa, soprattutto per la capacità pittorica espressa in quelle comiche, coloratissime figure di clown, sui volti dei quali si stagliava la luce di occhi spesso colmi di grande tristezza.

Un’altra mostra di grande successo fu quella allestita nel 1971 nel Circo Knie a Zurigo: in quella occasione Sergio Raugi dipinse, di fronte al pubblico che gremiva ogni ordine di posti, all’interno della gabbia dei leoni, dimostrando una freddezza e una bravura che ebbe grande riscontro sulla stampa dell’epoca. Amava anche intagliare il legno e fece clamore la perfetta fattura di un circo che aveva costruito con amore e rara pazienza, impossibile da esporre, perché non usciva dal portone della sua abitazione e che registrò un via vai di amici ed estimatori venuti ad ammirare l’opera.

Nei suoi dipinti il tratto della sua pennellata si evidenziava con attenta cura e una sapiente cromaticità, non solo nella raffigurazione dei suoi amati personaggi dal grande naso rosso, ma nei paesaggi e nelle nature morte, pregevoli tele dichiara origine post macchiaiola. Molto conosciuto nella sua città, per lui non valeva il detto “nemo propheta in patria”, perché le sue tele erano amate dai livornesi ed aveva moltissimi amici in un mondo assai difficile come quello della pittura labronica, pieno di fermento e di polemiche. Il funerale di Sergio Raugi, anzi di Serghei, come veniva familiarmente chiamato, partirà dalla stanza mortuaria di Villa Tirrena domani mattina alle 9.30. Alla moglie e alla famiglia le più sentite condoglianze.

Otello Chelli