Livorno, 21 gennaio 2013 – La protesta degli animalisti davanti al circo Medrano è stata un boomerang nei confronti di quei manifestanti che, da anni, fanno opera di sensibilizazione ma senza mai oltrepassare il limite del rispetto. Quanto accaduto a Livorno, con tanto di intervento della polizia, ha gettato nello sconforto gli animalisti pacifisti che chiedono scusa, con le parole della 24enne Rachele Soldaini, per ciò che è successo.

«Ogni anno — scrive la ragazza — realizziamo banchetti, volantinaggi con l’obiettivo di far approvare dal consiglio la famosa ordinanza che vieta l’ingresso di tutti i circhi con animali nella nostra città. Uno dei nostri cavalli di battaglia è sempre stato il volantinaggio, ad ogni spettacolo, proprio davanti al circo. Cerchiamo di confrontarci con l’utenza, spiegare loro le reali condizioni di vita degli animali e le sofferenze che sono costretti a subire per il nostro divertimento». Ma c’è sempre stata una regola morale: «Determinati, decisi ma sempre con gentilezza e con rispetto delle persone, delle istituzioni e soprattutto della legge».

 

La lettera prosegue: «Quest’anno, con lo scandalo di Green Hill, l’opinione pubblica è diventata più sensibile oppure, come direbbero le malelingue, essere animalisti è diventato di moda». Da qui l’attivismo quando in città è arrivato il circo Medrano. «Ma a quale prezzo abbiamo pagato questa partecipazione! Per la prima volta in quattro anni mi sono vergognata di ciò che stava accadendo. La situazione era completamente fuori controllo: un lungo cordone di persone impediva l’accesso dell’utenza al circo tanto che la polizia era dovuta intervenire fisicamente per impedire che si bloccasse il passaggio. Ho visto sedicenti “animalisti” rincorrere famiglie intere per convincerle a non entrare, ho sentito volare parole grosse e cori da stadio».

Da questi episodi gli animalisti storici hanno preso le distanze. «Questi “animalisti modaioli” hanno rovinato il nostro costante e faticoso lavoro. Per questo sto scrivendo, a cuore aperto, questa lettera: è un modo per chiedere scusa a chi, e sono tanti, si sono sentiti, a ragione, turbati e offesida quanto hanno visto o sentito. Ed è un modo per chiedere ai giornalisti di raccontare questi piccoli grandi drammi in cui, in qualsiasi settore della vita, la dittatura dell’erba cattiva può rovinare spazi di libertà e di confronto».