È il circo dei numeri da record e lo spettacolo più famoso al mondo; è il circo senza animali, ma a vedere alcune delle esibizioni dei performer sul palco si fa fatica, tra comuni mortali, a pensare che quelli siano davvero esseri umani come noi. Qualcosa di diverso ci sarà, viene da dirsi, osservando a bocca aperta ragazze in volo verso piramidi umane di sei metri, o calarsi dai nastri danzando sospese nel vuoto, o, ancora, contorsionismi estremi e giochi di gambe e braccia a velocità supersonica. Il Cirque du Soleil è sbarcato ieri a Bologna, per il primo di sette spettacoli all’Unipol Arena di Casalecchio. Si replica stasera, poi ancora domani e doppio appuntamento pomeridiano e serale sabato e domenica.

Costumi e abiti di scena per un valore di due milioni di dollari, 45 performer e altrettanti trainer al seguito, provenienti da 23 paesi diversi, per mettere in scena “Quidam”, uno degli spettacoli più di lunga data della compagnia canadese. C’è anche l’italiana Alessandra Gonzalez, mamma romana e papà messicano, 26enne scelta quattro anni fa, quando iniziò l’interminabile tour, per il ruolo di Zoé, la bambina da cui parte la storia: “Cercavano una soprano maggiorenne che sembrasse una tredicenne e non fosse più alta di 1,50 – racconta Alessandra –, e mi sono detta: sono io”. 

Una candidatura su Facebook, il casting a Montreal, ed eccola qua, ad avviare le danze, raccontando di una bambina in fuga dalla piatta realtà quotidiana che grazie all’intervento di un personaggio simile a un pagliaccio viene condotta all’interno di un mondo di meraviglia. È pur sempre un circo, un pagliaccio non può mancare. È curiosa la statistica secondo cui il 12% degli americani adulti ha paura dei clown (e non solo gli americani, a giudicare dalla cronaca recente). Colpa di Stephen King, probabilmente. 

Ma il clown che conduce Zoé nel mondo di Quidam è tutto tranne che pauroso. E il lieto fine inevitabile, quando tutti i “quidam”, letteralmente i “chiunque” – vale a dire le persone intrappolate nell’anonimato, sopraffatte dal mondo, e in scena rappresentati da una batteria di ballerini completamente avvolti da una tuta bianca – riacquistano dignità e autoaffermano la propria identità come persone.

La trama è esile, favolistica, e appena percettibile da chi si approcci allo spettacolo senza già conoscerla. Ma il Cirque du Soleil è fatto per stupire sotto un altro punto di vista, quello dell’estetica, dell’atletica e dell’ammirazione per cose che noi non potremo mai e poi mai imparare a fare. Contorsionisti, atleti provenienti dalle Olimpiadi, coreografie librandosi a dieci metri da terra, tutto è fatto per lasciare senza parole, fino al balletto mozzafiato finale con cui si conclude lo show prima della canzone conclusiva di una Zoé/Gonzalez riappacificata con i genitori. Perché tutto è bene quel che finisce bene, anche nel mondo dei quidam.