Un cappello come lasciapassare per il mondo della fantasia. Alla piccola Zoé, per riempire i vuoti lasciati dai genitori distratti, basta infilare una bombetta sulla testolina e lasciarsi scivolare nel mondo sfavillante e acrobatico messo a punto dal Cirque du Soleil in «Quidam», spettacolo al suo debutto italiano in scena dal 22 ottobre a domenica al Palalottomatica. Passato dal cinema in bianco e nero di Charlie Chaplin alle visioni su tela di René Magritte, il copricapo in feltro diventa con la compagnia canadese la chiave per spalancare l’immaginazione della giovane protagonista interpretata da Alessandra Gonzalez, unica italiana nell’enorme cast del Cirque du Soleil.

Alessandra, unica italiana

«Era il 2010. Cercavano un’attrice maggiorenne che potesse essere credibile nel ruolo di una bambina, con una voce da soprano racchiusa in un corpo che non superasse il metro e cinquanta – racconta Gonzalez -. Mi sono detta: sono io, proviamoci! Un mese e mezzo dopo ero a Montréal per fare il provino nel loro quartier generale». L’hanno scelta tra oltre duecento candidate e oggi, dopo un lungo tour mondiale, realizza anche il sogno di esibirsi in casa. «Sono romana – dice l’attrice – e da tempo desideravo portare Zoé nella mia città. Sono elettrizzata». In scena la storia di una bambina annoiata e del suo amico immaginario Quidam, strampalato personaggio senza testa che in un continuo scambio tra sogno e realtà la aiuterà a migliorare il suo rapporto con i genitori. Coreografia minimalista ma costumi multicolori e macchine sceniche mozzafiato nello stile che ha proiettato la compagnia oltre le categorie tradizionali del teatro e del circo. Il Cirque du Soleil, anche questa volta, si conferma una fabbrica delle meraviglie e abbatte le barriere linguistiche cantando sulle musiche di Benoit Jutras in una lingua delle emozioni che somiglia all’esperanto. «Un po’ inglese, un po’ francese, italiano e spagnolo – conclude Gonzalez -. Intraducibile ma comprensibile a tutti, perché acquista senso nell’intonazione e nel contesto dello show. È la lingua del sogno».