«Di solito non parlo, ma questo è un giorno speciale. E’ stata una settimana difficile, tutti sapete dell’incidente terribile. La mamma in ospedale, il piccolo in coma e la bambina è andata via. Vi ringrazio a nome di tutta la compagnia, ma a lei dico solo una cosa: Buonanotte». Sono parole che spezzano il fiato, che giungono dritte al cuore e lo fanno sussultare. Arrivano da Nosferatu, Suso Silva, il direttore del Circo degli Orrori e vero anfitrione di tutto lo spettacolo. Parole che giungono dopo oltre due ore di sorrisi e paura, emozioni che lasciano presto il posto a volti rigati dalle lacrime e una paura ancora più grande, reale, palpabile.

“The Show Must Go On”, recitavano le note di una famosa canzone dei Queen. E così, dopo il tragico incidente avvenuto tre giorni fa sull’autostrada Palermo – Catania, dove ha perso la vita la 17enne Ivelise Zoppis, figlia dei patron italiani del Circo degli orrori, e sono rimasti feriti tutti gli altri familiari che viaggiavano a bordo della vettura, si è svolta ieri a Palermo la prima dello spettacolo madrileno.

Mummie putrefatte, morti viventi, vampiri e pagliacci assassini hanno coinvolto tra scherzi agghiaccianti e una buona dose di umorismo gli spettatori presenti al “Circo de Los Horrores”, che ha preso vita all’interno di un grande tendone nero presso la Fiera del Mediterraneo. Un mix di arte, teatro, circo e cabaret che trova chiara ispirazione nel cinema in bianco e nero: dal Nosferatu di Burnau a La mummia, passando per La Danza dei Vampiri di Roman Polansky.

Un mondo fantastico in cui si sono materializzati gli incubi di ogni bambino, e non solo. Un luogo in cui poter sognare ad occhi aperti, laddove spesso la realtà supera la fantasia. Tutto inizia in una “notte buia e tempestosa”. Il fischio terrificante di un treno, lo stridio dei suoi freni, un passeggero spaurito con una valigia in mano. Ad accoglierlo però, in questa particolare “stazione” solo ululati e urla angoscianti. L’uomo è sceso in un cimitero, circondato da statue di pietra, lapidi e corone di fiori.

Ad aprire lo spettacolo angeli della morte che danzano a ritmo di una musica tombale. Da una bara esce lui, il vero protagonista: Nosferatu. Oltre due ore di adrenalina in pieno stile gotico che hanno catturato lo sguardo e fatto sobbalzare circa mille spettatori, che durante lo spettacolo si sono guardati alle spalle per paura di essere tranciati da un pazzo con la sega meccanica, di essere portati via da una bambina “cattiva” con la testa della mamma nel passeggino o di essere inghiottiti dalle fiamme infernali da cui emerge Belzebù, il guardiano del Cimitero degli Orrori. Vero incubo dei bambini è poi Grimo, il pagliaccio assassino, dietro il cui viso ridente si nasconde un’anima oscura che adora far soffrire le sue vittime in maniera divertente.

Non mancano poi la vedova nera, che tesse le trame mortali in attesa delle sue vittime e le bambine possedute, il cui corpo si contorce fino quasi a smembrarsi. Spazio anche a un vero patibolo della morte dove un boia armato di ascia attende l’uomo che verrà giustiziato. Ma ci sono anche trapezisti che volteggiano nell’aria. Il tutto sulle colonne sonore tratte da “l’Esorcista” di Mike Oldfield ed il suo Tabularsbells, Carmina Burana, le melodie di Damian, Il film, Una notte nel Monte Pelado di Musorgskij, e il valzer istrionico de “l’Uomo Elefante”.

«Il circo nasce da un’idea di Suso Silva, un comico, una persona matta per il circo – spiega Manuel Gonzalez, co-produttore spagnolo del Circo -. Non abbiamo animali, ma pensiamo che anche nei circhi devono essere trattati bene. Noi non li usiamo perché abbiamo bestie, mostri, non ci serve di più». E rispondendo ai giornalisti che gli chiedono qual è stato il commento più bello ricevuto fino ad oggi, Manuel ricorda una nonna di 80 anni che a fine spettacolo ha detto sorridendo «Ne ho viste tante ma non mi sono mai divertita così».

E a fine spettacolo a parlare sono gli occhi sgranati e i sorrisi degli spettatori.«Bellissimo, lo rivedrei. Qualcosa che mancava in una città in cui non c’è davvero nulla», è il commento dei più. Di quei palermitani che sono abituati a vivere circondati da paure ancora più grandi, quelle contro cui si scontra la quotidianità di ogni giorno. Ma un vero monito e una vera lezione di vita per la città arriva dal pagliaccio Cloaca. «Io vivo nelle fogne – dice – ma vedo che qui a Palermo potrei stare bene. Io mi cibo di topi. Bellissima città, bellissime le piazze, ma è un po’ morta. Cosa succede al vostro “Circo” Massimo? Posso venire io a lavorare qui?». Il 19 ottobre si smonteranno i tendoni e Palermo resterà quella di sempre. Forse con un nuovo mostro in giro per le sue fognature.

(Rosalia Bonfardino – cronopolitica.it)