A esserne protagoniste sono alcune coppie, le relazioni amorose che uniscono (e allontanano) i personaggi; ma il Circo equestre Squeglia (come da titolo), che è il luogo che vede muoversi quei personaggi, aggiunge all’azione il proprio influsso.

E allora ecco che si mescolano le trovate comiche, la vis farsesca, i sorrisi e le risate del pubblico, con una nota dolente e malinconica.

Un nota che è in primo piano la sofferenza amorosa; ma che in realtà coinvolge più ampiamente l’atmosfera di un mondo, quello della Napoli tra Ottocento e Novecento (ma forse anche quello circense nel suo intimo), che patisce la povertà e mostra tutto il proprio cinismo.

Ci si muove dunque sui piani contrapposti (e in realtà confusi) del comico e del tragico, in questo che è uno dei lavori più noti di Raffaele Viviani, e che è adesso nelle mani di un regista che – per ragioni biografiche e stilistiche – appare particolarmente vicino al testo.

L’argentino Alfredo Arias ha grande familiarità infatti con la spettacolarità del musical e del teatro en travesti, grande dimestichezza con il grottesco e la maschera – tutti elementi evidentemente vicini all’anima circense.

In più, si diceva, a giocare un ruolo non secondario sono le ragioni biografiche, che vedono Arias ricordare: “Davanti alla casa in cui abitavo con i miei genitori, si estendeva un terreno abbandonato, dove un giorno arrivò un circo molto povero, senza nemmeno il tendone, ma solo stoffe rattoppate. Dall’esterno si potevano vedere, senza pagare, i volteggi di poveri acrobati. Qualche animale triste passeggiava senza comprendere questo paesaggio di desolazione. L’orso, la zebra e il dromedario asciugavano le loro lacrime sotto un sole opprimente che bruciava questa Pampa urbana”.

E aggiunge ancora: “Viviani ci trascina in un doppio gioco. Un gioco che noi dobbiamo immaginare – quello della rappresentazione circense – e uno al quale assistiamo – quello della vita. Sceglie di mettere in evidenza le lacerazioni amorose. Ci dice che non esiste rifugio possibile”.

In scena ci sono Massimiliano Gallo, Monica Nappo, Tonino Taiuti, Carmine Borrino, Lorena Cacciatore, Gennaro Di Biase, Giovanna Giuliani, Lino Musella, Marco Palumbo, Autilia Ranieri; il narratore è Mauro Gioia.

Ma è giusto segnalare anche i musicisti: Giuseppe Burgarella al pianoforte, Gianni Minale ai fiati, Alberto Toccaceli alle percussioni, e Marco Vidino a chitarre e mandolino.

Quando: dal 19 febbraio al 2 marzo Dove: teatro San Ferdinando piazza Eduardo De Filippo 20 Napoli.