Sono tante le cose che vengono in mente quando si pensa al circo: il tendone, lo spettacolo, i bambini che vanno a vederlo, i clown, gli acrobati, gli animali ma raramente si pensa alla vita da circense.

Spesso i circhi sono gestiti da famiglie che, di generazione in generazione, nascono e crescono imparando l’arte sin da bambini: ma c’è anche chi entra a farne parte e si mette in viaggio.

Una vita in viaggio, quella dei circensi; la loro casa è la roulotte e anche se hanno un posto in cui fermarsi e vivere, come ci dice Jerry Nicolay, proprietario del circo Montecarlo che in questi mesi si è fermato a Palermo, “nel momento in cui ti fermi anche per poco, non vedi l’ora di rimetterti in viaggio”.

Jerry è un ex domatore, da qualche anno non si esibisce più per dedicarsi totalmente alla gestione del circo. Scelta obbligata perché, come ci dice, non è possibile gestire una macchina come il circo,e contemporaneamente entrare in una gabbia con i felini. Se la mente è all’amministrazione, alla burocrazia, che tappa per tappa bisogna affrontare e ad ogni altro aspetto che muove una macchina grande come quella del circo, gli animali lo percepiscono, sentono che si è da un’altra parte.

Ci racconta dello stretto rapporto che si viene a creare tra un uomo e una tigre o un cavallo, che non basta insegnare loro ad esibirsi, dargli da mangiare, curarli quando serve, ma devi stare vicino a loro, coccolarli, devi vivere con loro. Sono animali che nascono, crescono e vivono insieme agli artisti.

“Noi siamo contro ogni tipo di sfruttamento, contro la caccia, se potessimo, prenderemmo tutti i randagi che incontriamo per strada”, afferma ancora Jerry.

Circensi si nasce ma lo si diventa anche: la passione del circo è innata come ci racconta Giampaolo Maltese, che sin da piccolo era affascinato dal circo e ha seguito la sua passione facendola diventare il suo lavoro e la sua vita. Ma nascere in una famiglia circense, come Carlo Martini, non basta: impegno, studio, continuo allenamento e sacrificio è quello che devi affrontare sin da piccolo, per diventare un acrobata professionista. E sin da piccoli si è abituati al viaggio, si va a scuola di città in città, ma la vera scuola è quella del viaggio, della vita. I ragazzi imparano le lingue,ne parlano fino a cinque, e conoscono la geografia, molto meglio di quanto possano apprenderla da un libro. Conoscono le persone, gli usi e i costumi della gente che incontrano in giro per il mondo.

Nei vari spostamenti capita che qualche volta qualcuno si fermi, magari si innamori e metta radici in una città, e che viceversa qualcun altro si aggiunga alla carovana. Tra qualche giorno il tendone colorato lascerà Palermo, la carovana riprenderà il viaggio, c’è già un altro luogo pronto ad accoglierlo, un altro pubblico ad attenderlo. E allora su la tenda un’altra volta e che lo spettacolo abbia inizio.