BOLOGNA – Prima di fare il funambolo di professione, Sandro – in arte «Gera» – ha lavorato per tredici anni come operaio nell’officina della Ducati a Bologna, fino a quando un giorno ha deciso di licenziarsi per inseguire il proprio sogno: vivere di circo. «Perché anche in Italia è possibile». Così nel 2011 Sandro, insieme ad altri ragazzi, ha dato vita al Circo Inzir.

Uno dei pochi, di carattere sociale, che supera i confini italiani. È nato proprio sotto le Due Torri dopo varie esperienze pregresse di ogni componente. In tutto sono una trentina, il più giovane ha 25 anni il più vecchio 38. La maggior parte di loro è un giocoliere, un acrobata o un teatrante professionista, ma c’è anche chi lavora per il comune di Casalecchio come ingegnere, chi è responsabile tecnico di un’associazione sportiva o chi fa l’educatore sociale.

Circo Inzir, il circo sociale bolognese che gira il mondo è nato come un collettivo, non ha un organigramma ma è ben organizzato. E le loro idee sono altrettanto chiare: non si sono mai costituiti onlus o associazione, si autofinanziano e non usano, come invece prevede il circo tradizionale, gli animali: «Abbiamo scelto – spiega Sandro Sassi, uno dei ragazzi che ha creato il Circo Inzir – di restare slegati completamente da ogni tipo di vincolo politico, o di qualsiasi altra natura.

Per questo i nostri spettacoli sono patrocinati dai vari Comuni, che ci aiutano dal punto di vista logistico, ma non abbiamo mai richiesto finanziamenti. Allo stesso modo siamo sempre stati tutti d’accordo nel veicolare l’arte attraverso il nostro corpo, i nostri spettacoli circensi non coinvolgono animali».

Si possono incontrare agli angoli delle strade di Bologna o in piazza Maggiore, sia nei weekend dei T Days, sia durante la settimana. Ma per loro il circo sociale, non è solo quello che si porta in giro per il mondo, o quello che trascinano nelle carceri, negli ospedali o tra i ragazzi di strada, può essere una risata rubata al volo percorrendo le strade della città: «Il circo per noi è sociale a prescindere dall’eccezione dei progetti che seguiamo – continua Sandro – è per tutti.

Trasmettiamo alla gente la nostra arte, che può far sempre bene. Nessuno di noi può dimenticare lo sguardo meravigliato dei bambini del Saharawi, o quello dei bambini delle nostre città, che seppure sono più “critici”, ci regalano sempre belle emozioni. E insieme a loro gli adulti». Lo scorso anno sono stati nei campi profughi in Algeria e in Tunisia, adesso sono pronti a ripartire, questa volta destinazione Guatemala, all’interno di una scuola, con il loro circo e i loro laboratori.

Fino alla fine del mese è in corso una raccolta fondi al sito www.indiegogo.com/projects/circoinzir-project-guatemala. Intanto si esibiranno il prossimo 13 dicembre al B.u.c.o di via Zago 11, domenica 15 dicembre alle 20.30 saranno ospiti di Red Ronnie a Roxy Bar, il 23 dicembre e il 7 gennaio al Circo Paniko alla Montagnola.