“Infilare il circo in un articolo che parla di baby squillo, cioè della squallida vicenda che coinvolge le minorenni dei Parioli, è una operazione vergognosa e allucinante, irrispettosa verso un intero settore che lavora in maniera pulita e onesta”. Chi parla è il presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni, convinto che questa volta l’informazione abbia passato il segno.
In un articolo pubblicato in data odierna sia sulla edizione cartacea e sia sul sito del Corriere della Sera, cronaca di Roma, si legge: “Un «circo» a luci rosse al quale partecipavano prostitute maggiorenni e minorenni…”
Un accostamento, quello dell’arte della pista e dei suoi protagonisti, alla prostituzione, che indigna e offende pesantemente i sentimenti di gente che svolge una professione che con gli sfruttatori e la vendita del corpo di giovani e meno giovani non ha nulla a che spartire. E l’offesa non risulta meno grave anche se il “circo” viene messo fra virgolette.
“In un paese civile certe cose non dovrebbero accadere, e tanto meno ci si aspetterebbe di leggerle sul principale quotidiano italiano. Chiediamo al Corriere di togliere subito il termine circo da quell’articolo e di scusarsi”, aggiunge Buccioni.
Pensavamo che il fondo fosse stato toccato con la storia di Lignano Sabbiadoro, quando, senza il minimo fondamento, la stampa mise in relazione il duplice omicidio avvenuto nell’estate dello scorso anno con la presenza di un circo in zona.
“Non c’è limite all’indecenza”, prosegue il presidente Enc, “una caduta di questo livello non si era mai verificata”.

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