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RIAPRIAMO LE ARENE: Arena Caveagna, estate del '59
di EdiCircus in EDITORIALI il 20 Aprile 2020

Visto l'interesse suscitato dal suggerimento di riaprire le arene circensi ai tempi del coronavirus (Riapriamo le arene - leggi editoriale), riproponiamo ancora un editoriale sulle arene pubblicato nel 2013, sempre a firma dell'amico Renato - Gagio 51. Buona lettura.

 

Arena Caveagna, estate del '59

Era l’estate del ’59, noi bambini allora non avevamo né tv, né play station, telefonini né altro, ci si divertiva coi giochi di gruppo di allora, nascondino, “agli indiani”, interminabili caccie alle lucertole che abbondavano nei campi delle periferie di Milano, ma ecco che un giorno vediamo arrivare un camion e due corriere trasformate (con esercizio di fantasia che allora era molto più presente nei bambini) in abitazioni.  Subito ci “accampammo” anche tutti noi ai margini di quel fazzoletto di terra incolta in mezzo a quelle poche case di operai che vi erano allora.

L'immagine ha il solo scopo rappresentativoDopo aver allineato in semicerchio i tre mezzi, una signora si avvicinò a noi e ci disse: “fiulin se ci date una mano, domani vi faccio entrare gratis al circo”, noi non ce lo facemmo dire due volte e ci rendemmo subito disponibili. La signora con fare da caporalessa, aveva un compito per ognuno, chi doveva strappare le erbacce, chi pulire bene, chi aiutare a scaricare vari attrezzi dal camion.

Verso sera era già posizionata una pista circolare e tutt’intorno allineate delle sedie, furono innalzate due antenne che trattenevano delle funi d’acciaio, poi furono allacciate  intorno alle cancellate delle file di lampadine colorate. Uno di noi ebbe l’ardire di chiedere alla signora: “mi scusi ma il tendone dov’è?” e Lei rispose: “questa è una arena, è un circo all’aperto! Domani quando verrete con i vostri genitori vedrete che bello che è, ditelo in giro che vi aspettiamo”

Stanchi morti tornammo alle nostre case e raccontammo ai nostri genitori l’eccezionalità dell’evento, perché 50 anni fa una cosa così, in periferia, era un evento.

Il giorno dopo andammo ancora dove era piantata l’arena, subissando i pochi addetti di domande sullo spettacolo serale. A sera si iniziava a sentire la musica che un’orchestrina, posta all’angolo della pista, continuava a suonare, interrotta da inviti al microfono fatti dalla signora: “questa sera debutto dell’arena Caveagna con il comico Va pian! Prezzi popolari, venite, venite!

In poco più di mezzora, ogni sedia era occupata e c’era anche un sacco di gente al di là delle transenne, che non potendo permettersi il costo di un posto “da seduti” si sarebbe accontentato di vederlo in piedi, per poi mettere qualche monetina nel cestino di un addetto che “faceva il giro” alla fine.

L'immagine ha il solo scopo rappresentativoInizia lo spettacolo, a memoria ricordo un numero di trapezino, un fachiro alle prese con delle lampadine che ingurgitava, qualche giocoleria, nessun animale, fatta eccezione di un asinello infuriato, che al comando del tony, correva nella pista, con l’invito al pubblico di riuscire a cavalcarlo per almeno un giro di pista, cosa impossibile.

Un’interminabile lotteria a metà spettacolo, con improponibili bambole di gesso in premio e nella seconda parte la farsa, non era un’entrata né una ripresa, ma una specie di atto unico che il tony Va pian recitava con la partecipazione di tutta la compagnia, che era poi la sua famiglia, moglie e i due figli, Mirella e Luigi.

L’arena Caveagna si fermò nel mio rione di periferia per tutta l’estate, (avvenimento impossibile ai giorni nostri), rivedendo un po’ lo spettacolo, ogni sera veniva annunciata un’attrazione diversa per lo spettacolo successivo: il sepolto vivo, la gara di ballo, la gara tra gagi per chi riusciva a mangiarsi più fette d’anguria, l’arrivo di un mago della televisione e poi ogni sera la farsa era diversa e sempre più esilarante.

La famiglia del circo si era integrata completamente con la gente di periferia che li invitava a casa a pranzo o a usufruire dei servizi igienici che mancavano a loro.
Va pian frequentava il bar del rione, dando lezioni di scopa e la signora Bianca era divenuta l’amica delle nostre mamme, così i figli Luigi e Mirella, come tutti i bambini del mondo, il giorno giocavano con noi e la sera si esibivano nello spettacolo, divenendo i nostri eroi.

Venne Settembre e una sera, alla fine dello spettacolo, la signora Bianca, comunicò che all’indomani avrebbero smontato l’arena e se ne andavano via.
Per noi, gente di periferia fu assicuro un colpo perché quell’arena era l’unico momento diverso di svago, in quegli anni in una popolosa e abbandonata periferia di Milano, ma così era.

Rimase ricordo, per un po’ la traccia della segatura circolare in quel fazzoletto di terra, dove noi bimbi “scimiottavamo” gli artisti del circo Caveagna, poi la scuola, poi arrivò la tv, poi l’inverno.

 

Negli anni 60 grazie all’intraprendenza della signora Bianca, scomparsa pochi anni fa, con il marito Efisio Monni (Va pian) aprirono il primo Circo con una insegna Orfei (Ersilia) ancor prima dell’attuale confusione su questo glorioso cognome. Oggi il mio compagno di giochi Luigi Monni, è il manager dei bravissimi pattinatori dell’ MG Team, che sono la 3^ generazione dei Caveagna-Monni. Mentre Efisio è fermo in un paese vicino Pavia. 

A cura di Renato (Gagio51)

*Le due foto dell'arena sono rappresentative. Appartengono al Circo Ercolino Colombaioni.

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