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Intervista esclusiva a Slava Polunin, tra i più grandi Clown di sempre, che si lascia guidare dai sogni
di DavideVedovelli in ARTISTI il 24 Ottobre 2019

Sarà a Milano al Piccolo Teatro con lo Slava’s Snow Show da venerdì 27 dicembre a domenica 12 gennaio.

A volte alcune cose che credi impossibili accadono con una semplicità quasi sconcertante. Esiste un uomo che è una vera e propria istituzione, quello che definiremmo senza troppi giri di parole “un mito”. Quest’uomo è russo ed è uno tra i più grandi clown di sempre. Ha girato il mondo con uno spettacolo che ha fatto sognare migliaia di bambini e tornare bambini altrettanti adulti. Capita che scrivo una mail e in men che non si dica lo straordinario staff di Slava Polunin mi fissa un’intervista telefonica. Non gli interessa se sono un giornalista famoso o su che testata scrivo. Semplicemente mi dicono è disponibile e fa volentieri una chiacchierata telefonica. Eccoci qui, a voi il risultato di questa bella chiacchierata resa possibile dalla sua collaboratrice che traduceva in diretta dall’italiano al russo e viceversa.

Nel film “I Clowns” Federico Fellini immagina il funerale di un clown, quasi come un'epoca che andava a chiudersi. Da un certo momento la figura del clown è entrata davvero in crisi? Com’è cambiata la figura del Clown in questi anni?

Questa attenzione totale che c’era nei tempi della commedia dell’arte è oggi abbastanza difficile da raggiungere. Negli anni 50 poi si pensò che il clown come personaggio fosse morto proprio come si evince dal film di Fellini. Ma poi, negli anni ‘80, il clown è tornato e si è dimostrato un personaggio vivo ed eterno. Già con la cultura Hippies, nel ’68, sì era affermato ma in modo differente. Era diventato molto più intellettuale e completamente diverso da prima. Una cosa sorprendente è che all’improvviso si è cominciato ad avere i clowns laureati, percorso che è sfociato nel “nouveau cirque” degli anni ’90. 

Oggi stiamo vivendo un momento in cui il clown sta diventando parte della vita, è sfumato nella vita ed è entrato nella quotidianità. Questo lo possiamo vedere bene nel movimento del Punk. Oggi il pubblico non vuole più solo “vedere” il clown ma vuole diventarlo. Oggi il clown è un provocatore e deve avere questa funzione.

 

L'ironia è sempre stata una delle armi più taglienti e a volte addirittura indispensabili. Se pensiamo prima guerra mondiale i soldati in trincea raccontavano che sono sopravvissuti grazie a due cose: l'alcol e l'ironia, il saper ridere e scherzare. Stiamo perdendo questa capacità? 

Assolutamente sì, il nostro secolo è troppo serio e stiamo perdendo questa capacità. La serietà divide mentre la voglia di scherzare e il buonumore uniscono. Troppa serietà serve solo a creare barriere. Questa è proprio la malattia del nostro secolo… è diventato troppo serio.

È riuscito, con questo spettacolo in tempi non sospetti ad unire il circo ed il teatro anticipando quello che sta avvenendo ora. Crede che sia questo il futuro del circo o ci sarà ancora spazio per il circo classico?

Il circo ha preso nuove direzioni e si sta evolvendo, un esempio è “le nouveau cirque” francese, canadese, australiano. Questa è la dimostrazione che esistono nuove versioni del circo, che è in movimento continuo. Sta avvenendo una teatralizzazione del circo. Il circo ha fatto tornare la poesia e non solo la gestualità o il virtuosismo o gli effetti della magia per esempio. Vuol dire che anche il clown tornerà in questo tipo di circo in una veste ancora nuova.

Qual è il suo sogno più frequente?

Io mi baso sempre sui miei sogni e sono davvero punti importanti nella mia vita. Un sogno ricorrente è questo: quando ero piccolo sognavo sempre un fiume e poi, quando da grande ho cercato un posto per costruire la mia casa, ho trovato esattamente quel fiume del sogno. Poi faccio sogni ricorrenti molto difficili e duri, sogni pesanti che si ritrovano spesso anche nei miei spettacoli, cerco di esprimerli per come escono.

 

Mi racconta com'è è nato lo Slava’s Snow Show?

Certo, ero a Praga in occasione di un’esposizione di scenografie e ho visto un oggetto, un modello/maquette di palcoscenico, di 30 centimetri, un oggetto piccolo, una decorazione minimalista e molto semplice. Il modello consisteva solo in un una lampada, i piccoli pezzi di tessuto e c’era un vento freddo, un vento invernale. E poi ho sentito la Carmine Burana… così è nato lo Slava’s Snow Show

 

Mi dice un libro per lei particolarmente importante?

Suyer Vyer di Yuri Koval, ma non credo sia stato tradotto in italiano. 

 

Biografia

Slava nasce in una piccola città russa, lontano dai grandi centri urbani. Trascorre tutta la sua infanzia in mezzo alle foreste, ai campi e ai fiumi. Vive in un mondo incontaminato che ha sviluppato le sue capacità di inventare cose e storie sempre nuove: Slava ama costruire le case sugli alberi - anche di quattro piani, piccole città di neve e organizza divertenti feste con i suoi amici. Grazie alla televisione e al cinema, conosce e si innamora dei grandi clown e dei grandi mimi. Il suo sogno è quello di poter diventare un clown; un desiderio talmente forte che lo spinge a non aspettare il conseguimento del diploma. 

All'età di 17 anni si trasferisce a San Pietroburgo (all'epoca Leningrado) con l'intenzione di studiare ingegneria. In realtà, si iscrive a una scuola di mimo; inizia così il lungo cammino di Slava verso la riscoperta e la riaffermazione dell'arte del vero clown. Grazie all'influenza di grandi artisti come Chaplin, Marcel Marceau, Engibarov e al suo innato talento, Slava e la sua Compagnia - fondata nel 1979 - danno una nuova valenza al ruolo del clown, estrapolandolo dal mondo circense e portandolo nelle strade prima e nei più grandi teatri del mondo poi. La sua reputazione cresce molto rapidamente, a tal punto che tanti sono i suoi allievi disposti persino a viaggiare per miglia pur di imparare la sua tecnica di fusione tra teatro visivo e clown. Molti degli ex-allievi di Slava hanno oggi delle proprie compagnie e alcuni hanno preso parte alle produzioni del Cirque du Soleil. 

Slava approda con la sua Compagnia in Inghilterra nel 1988. Le sue tre recite all'Hackney Empire sono sufficienti per renderlo famoso. Cinque anni dopo, raccoglie le gag e gli sketch più famosi del suo repertorio in un unico spettacolo SLAVA'S SNOWSHOW (precedentemente chiamato Yellow) che è un vero e proprio trionfo tanto da valergli il Time Out Award. Dopo il successo londinese, parte per una tournée nel Nord America con la produzione Alegrìa del Cirque du Soleil nella quale ancora oggi sono presenti degli estratti di SNOWSHOW. Nel 1997 viene insignito dell'Olivier Award come miglior spettacolo durante una delle tante recite esaurite all'Old Vic. SLAVA'S SNOWSHOW viene presentato in tournée in più di 25 paesi e a più di un milione di spettatori.

Nel 1989 Slava riunisce un gruppo di 150 clown per un tour della durata di sei mesi che tocca le maggiori capitali dell'Europa Orientale ed Occidentale; è il The Mir (Peace) Caravan. Più di 50 compagnie locali si aggiungono ad ogni tappa ingrandendo sempre più la già grande compagine di artisti.

di Davide Vedovelli

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