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Si chiama Expo, ma il circo è d'importazione
di MarioPalladino in CIRCHI ITALIANI il 11 Dicembre 2014

Mafia Capitale e Mondo di mezzo. Oggi si chiacchiera di Roma ladrona. E basta. Il resto è finito nel dimenticatoio. Nessuno parla più dell’inchiesta Mose e degli scandali che la circondano. Silenzio assoluto su quella cupola bipartisan che si spartiva gli appalti di Expo 2015. L’indagine milanese – su tutte - non fa più rumore.  Niente carcere per quella che era stata definita dagli inquirenti come la “nuova Tangentopoli”. Cronaca di uno scandalo annunciato che adesso qualcuno spera rimanga nell’anonimato. Uno sperpero di denaro incredibile che sembrerebbe non arrestarsi. 
L’ultima notizia, raccolta in esclusiva dal Giornale d’Italia, se confermata avrebbe davvero dell’incredibile. Autorevoli indiscrezioni raccontano che il comitato organizzatore sarebbe in procinto di sottoscrivere un contratto faraonico con la catena canadese Cirque du Soleil, per uno spettacolo dalla durata minima di 4 mesi (fino a un massimo di 6 e quindi per l’intera rassegna) a cifre mostruose: 100.000 euro a spettacolo. In spregio alla ottima produzione nazionale costituita da circa 60 imprese (con eccellenze quali Togni, Orfei, Martini, Medrano e molti altri dai nomi meno eclatanti ma altrettanto validi) apprezzate in tutto il mondo e in alcuni casi da oltre un secolo per la qualità del prodotto artistico presentato. E ancora: per la sicurezza degli impianti allestiti e per la capacità organizzativa dimostrata che lavorerebbero attraverso la costituzione di un Comitato a prezzi enormemente minori e competitivi. Rispetto all’opzione certamente curiosa che gli incaricati stanno attuando.
Passa lo straniero, dunque. Un’ipotesi che sconvolge il presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni, che lancia un duro attacco alle Isituzioni: “Quanto si starebbe per realizzare nella Milano di Pisapia costituisce una tristissima conferma; l’Italia sembra irreversibilmente destinata da un punto di vista culturale a retrocedere ai limiti minimi mondiali. Nel caso specifico si mortificano produzioni ed imprese nostrane, da sempre apprezzate in ogni continente e che dalla platea del Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo, massima ribalta mondiale, hanno riservato reiterati riconoscimenti uguali o superiori a quelli che nel cinema sono costituiti dal Premio Oscar”.
Altro che spending review. Da noi va in voga lo “spending deppiù”. Perché, calcoli alla mano, se così fosse significherebbe – in tempi di crisi - gettare al vento fior fior di quattrini. Voci maligne spiegano che il noto circo canadese avrà la possibilità di esibirsi per ben 10 volte alla settimana. Per un totale di 1 milione di euro ogni 7 giorni. E se come si sostiene, lo spettacolo avrà durata minima 4 mesi, il Cirque du Soleil dalla rassegna ne uscirà con le casse piene di soldi. Ricevendo circa 16 milioni di euro solo per le esibizioni, perché gli extra sono esclusi. Viaggi, pernottamenti e sistemazioni varie saranno a carico del comitato organizzatore e quindi, dei cittadini italiani. A pagare, dunque, Pantalone.
Una scelta inspiegabile. Che verrebbe a costarci 10 volte tanto. Perché mai come oggi privilegiare realtà italiane sarebbe più conveniente. E in termini economici e di spettacolo. Il Comitato che verrebbe allestito sarebbe sinonimo di garanzia e risparmio. Un binomio vincente, non per le Istituzioni. Abbandonato dalle Autorità, il Circo nazionale rischia di scomparire.
Ogni grande opera, ogni “appuntamento con la storia”, dovrebbe creare migliaia di posti di lavoro in un periodo dove la disoccupazione è ai massimi storici. Far girare la nostra economia – non quella degli altri – e stimolare la competitività.  Molto spesso (quasi sempre) ci si accorge che in Italia la realtà racconta altre storie. Non fa eccezione, anzi è un caso da manuale l’Expo 2015. Che sarà inaugurato il prossimo 1° maggio e rappresenta uno dei grandi scandali del 2014, nei giorni in cui si parla solo ed esclusivamente di Mafia Capitale.  
Vista la scarsa ricaduta occupazionale, date le indecenze che hanno accompagnato l’avvicinamento all’evento, le infiltrazioni mafiose nelle opere connesse, le condanne patteggiate da faccendieri, imprenditori e politici nel paese più corrotto d’Europa, la domanda provocatoria nasce spontanea: ne è valsa la pena?

FONTI
ilgiornaled'italia
TAGS
cirque du soleil expo 2015 milano antonio buccioni

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